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15 giugno 2009 18:12 | Giulio Scalia | 3 commenti | vai all'ultimo commento
A Teheran la protesta prende forma anche su Internet, dove una parte dei giovani cerca di rendersi conto degli avvenimenti di questi ultimi giorni e trova il modo di esprimere il proprio malconento. Dopo l'espulsione dei corrispondenti stranieri il web è diventato la fonte privilegiata dei grandi media occidentali. Il New York Times parla, in maniera provocatoria, di fallimento totale di una CNN messa fuori combattimento. «Questa non sarà una rivoluzione televisiva, sarà la prima rivoluzione twitterizzata»: la battuta riassume la contrapposizione tra la pretesa lentezza dei media tradizionali e la reattività dei new media. Se ne è resa conto la censura. Gli scambi di sms erano stati oscurati ancor prima della chiusura dei seggi. Domenica era venuto il turno dei telefoni portatili, di facebook e degli altri social network. E' su Twitter che si sta combattendo la guerra tra «hackers riformisti» e la polizia che filtra tutti i siti di opposizione. Il blog ufficiale Mahmoud Ahmadinejad è stato sabotato e i partigiani di Mousavi mantengono ancora il controllo di Twitter senza che le autorità riescano a bloccarlo. E' a partire da questo network che ci si scambiano i links per i vari blog, i video e le foto delle manifestazioni. Alcuni aggregatori di contenuti (in francese e in inglese) consentono di tenersi al corrente in tempo reale sull'evoluzione della protesta. D'altra parte Mousavi aveva fatto di facebook uno degli assi strategici della sua campagna elettorale, con più di 40.000 amici sulla sua pagina personale. Adesso, sempre su facebook, è nato il gruppo «Where is my vote». E' indispensabile garantire un filtro all'attendibilità delle notizie provenienti dai siti militanti. Parlare di una «rivoluzione» via Twitter in Iran è probabilmente eccessivo e prematuro (il precedente della Moldavia è significativo: i movimenti di contestazione nati qualche mese fa attraverso il microblogging si sono evaporati come neve al sole). E forse è ancora il telefono, il vecchio telefono, il mezzo di comunicazione più efficace per le proteste di massa del XXI secolo. Per seguire la protesta in diretta si può andare su www.huffingtonpost.com che annuncia a tutta pagina: LATEST UPDATES. Watch Video... Crowd Chants "Police, Police, Thank You" For Allowing Peaceful Protests... Riot Police Ransack University, Smash Computers... Follow The News On Twitter. commenti
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