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«La trattativa tra Stato e mafia? Una bufala»
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di Salvo Catalano | 13/02/2010 | 7 commenti |

Salvatore Lupo, autore di alcuni tra i più brillanti studi sulla storia della mafia, non ritiene credibile la tesi di Massimo Ciancimino. «Cerchiamo di non vedere complotti dappertutto, le cose davvero importanti sono molto più visibili»

«La trattativa tra Stato e mafia? Una bufala»




i commenti dei lettori
  1. stampainvia il commento
    non mi convince
    inviato il 13 febbraio 2010 21:25 da: cetti
    leggerò con più attenzione l'intervista rilasciata da Salvatore Lupo, ma scusa Salvatore se te lo dico, così a primo "annusamento" non condivido ciò che dici, o meglio in ciò che dici non ti riconosco e quel poco che espliciti non lo condivido.

    cetti
  2. stampainvia il commento
    solo la magistratura potrà svelarci questo ennesimo intrigho
    inviato il 13 febbraio 2010 21:47 da: francescodib
    Sul ruolo di Ciancimino non sarei così sicuro nel liquidarlo già a metà degli anni '80. Anche se fu escluso dalla DC, e allora fu interpretato come un pirmo segnale di un rinnovamento interno al partito,Ciancimino rimase dirigente dell'ufficio enti locali della Dc palermitana e poteva contare su sette consiglieri comunali, su tre provinciali, e su presidenti di vari enti.Inoltre quel cambiamento agli inizi degli anni '90 non vi fu. Anzi, la Dc si arenò in una guerra tra limiani e ex fanfaniani che pian piano logorò il partito fino a tangentopoli. La vicenda di Orlando e del maldestro tentativo del Pci di incoraggiare un certo rinnovamento della Dc e poi di cavalcare l'onda della cosiddetta "primavera palermitana", segnava una miope strategia delle forze plitiche. Lima sarebbe stato ucciso (oggi sembra, incredibilmente, una sorta di vendetta cianciminiana) e l'urto di manipulite spazzò via qualsiasi ipotesi di rinnovamento interno alla politica.
    E di Ciancimino, cresciuto all'ombra di Matterella e Gioia, non si seppe più nulla, fino a oggi. Un pezzo fondante e importante dell'antico professionismo politico democristiano pronto a un suo riutilizzo? Io sono convinto che gli anni delle stragi e di tangentopoli siano stati anni decisivi nel ricostruire un nuovo patto tra società e istituzioni, tra la politica e l'economia. Il resto lo può solo costatare nel breve la magistatura (per quel che riguarda gli aspetti giudiziari della vicenda), la storia, e gli storici potranno solo dibattere tra 20-30anni ... avendo un quadro più ampio e considerazioni meno condizionate dagli aspetti della cronaca.
    Tuttavia, della lucida analisi di Lupo condivido pienamente l'utilizzo confuso che si fa del termine "Stato".
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    mmmaaa? chi ni sacciu
    inviato il 14 febbraio 2010 12:06 da: Spigolino
    ma qualche mese fa il procuratore antimafia Grasso non aveva detto che la trattativa mafia stato c'era stata? Allora mi sarei aspettato dal Sig. Procuratore cose più concrete di una semplice intervista. Mi chiedo e chiedo perchè non sono scattate le manette ? Quando questo sciagurato patto è stato sciolto? e se, alla fine, questo accordo esiste ancora? Sul termine di stato credo che non ci possono essere dubbi. Gli organi istituzionali (polizia, magistratura, politica, servizi) Lo rappresentano e tanto per intenderci la trattativa non può farla il maresciallo Caccaterra.
  4. stampainvia il commento
    Luci e ombre del trampolino corleonese
    inviato il 14 febbraio 2010 13:04 da: pirru
    La Sicilia di fine anni '80 era politicamente molto allettante, verticisticamente mi dà quasi l'idea di una zona franca sulla quale in molti desiderarono mettere il cappello. Lupo dice una cosa giusta, su cui dovremmo riflettere, e cioè che Ciancimino padre, nelle fasi discusse a processo, non era più un politico di potere.

    Non è da escludere però che, essendo Vito Ciancimino uno autoctono e molto legato al territorio (per intenderci non come un Andreotti che, appena fiutata la complicazione, ha passato ad altri la patata bollente e s'è salvato il culo), abbia usato le proprie ragnatele a scopi diplomatici. Secondo me è verosimile la sua trasmutazione ad ambasciatore-messaggero di certe istanze. E dunque di un suo coinvolgimento di "prestigio" nella strategia politica della mafia di allora (i cui vertici allora erano parecchio astuti e calcolatori).

    Ciò ovviamente andrebbe traslato nel continuum degli eventi che, effettivamente, se "trattativa" ci fu, ebbe esiti pressoché nulli. A meno che, ma qui si finisce nell'imbrigliarsi tra le ipotesi, questo papello non sia stato stracciato al sopraggiungere di ben più allettanti viatici. Come, ad esempio, le colossali partecipazioni in Milano 2, nel giro di appalti lombardo-veneti e via dicendo. Cioè la mafia non più come amministratore di beni su concessione, ma come vero e proprio istituto finanziario.

    Ahinoi, però, finché a parlare sono i figli di Ciancimino (o gli Spatuzza) la palude resta palude. C'è una cosa però che potrebbe darci la speranza di una luce nuova su quegli anni. La stessa sensazione di "ingratitudine", di tradimento, che questi signori provano nei confronti di certa politica, potrebbe albergare nel cuore di moltissimi altri. Se tra questi "altri" si celassero imprenditori, uomini d'affari, bracci destri, spodestati, ripudiati o semplicemente novelli scontenti in possesso di carte cantanti, allora sì che potremmo sperare in una bonifica.
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    Quoque Sciascia
    inviato il 15 febbraio 2010 12:51 da: tino vittorio
    CON LUPO LEGGEREI L'INTERVISTA DI PIETRANGELO BUTTAFUOCO A MARCELLO DELL'UTRI, ALLE PAGINE 74-76 DELL'ULTIMO NUMERO DI "PANORAMA".
  6. stampainvia il commento
    apologia e idolatria
    inviato il 18 febbraio 2010 12:35 da: francescodib
    Ho letto l'intervista "soave" di Buttafuoco. Clima cordiale, domande ben accolte e divertite, come quando rincontri un vecchio compagno di scuola e ci si diverte assieme a ricordare i bei tempi passati.
    Cosa aggiunge a una analisi del fenomeno mafioso, sia pur differente da quella di alcuni scrittori, non lo so?
    Dell'Utri compie la più scontata apologia di se stesso, e allo stesso tempo idolatra quelle persone che gli hanno portato fortuna. I mafiosi, la mafia, è tutta una nebulosa indefinita, gli elementi si mescolano e non si sa più addirittura se esiste una società, una politica, un sistema di giustizia; i conflitti sono banditi e tutto dovrebbe benevolmente ricomporsi sotto l'egida di un sommo leader. Insomma tutto è mafia, o nulla lo è. Insomma storie vecchie e volgari come la strumentalizzazione politica di Sciascia, riproposte come le nuove frontiere dell'antimafia.
  7. stampainvia il commento
    Il sole che sorge
    inviato il 18 febbraio 2010 15:10 da: tino vittorio
    Ah, la volgarità, sì, la volgarità... Se cerchi un'analisi, bussa alla porta di un magistrato o di un poliziotto. Quella di Buttafuoco o di Lupo è un'idea come potrebbe essere la tua,la mia. Idee volgari! Che schifo!
    P.S Qual è il tuo racconto della mafia che documentalmente (c'è da giurarlo) non è vecchio nè volgare? Illuminaci, rising sun!



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