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La lenta agonia dell’Antico Corso
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di Rosa Maria Di Natale | 25/11/2009 | 9 commenti |

Quartieri - parte prima - Nel cuore del centro storico un pezzo di città che rivendica il diritto alla propria identità. L’Antico Corso di Catania è l’esempio di come un quartiere antico e orgoglioso della sua identità, faccia ancora fatica ad imporre i suoi diritti alle istituzioni locali. Riprendiamo online l’inchiesta pubblicata sul Giornale di Sicilia
- Senza case e senza servizi sociali

La lenta agonia dell’Antico Corso




i commenti dei lettori
  1. stampainvia il commento
    guardarsi allo specchio
    inviato il 25 novembre 2009 11:53 da: Valerio
    Leggendo questo articolo ho pensato che Catania ha un gran bisogno di conoscere se stessa e di guardarsi ogni tanto a uno specchio che non sia troppo appannato dall'abitudine al caos e dalla rassegnazione al degrado.
  2. stampainvia il commento
    Catania è questa!
    inviato il 26 novembre 2009 01:01 da: Giuseppe Alessi
    Valerio parlava dell'importanza di "conoscere se stessi". Questa inchiesta mi è parsa una novità perché contribuisce a rovesciare il nostro senso comune sulla città. Dovremmo abbandonare l'idea che il centro di Catania sia solo quello che un tempo era chiamato "il salotto di Catania". Il nostro centro storico è una vastissima area popolare che va considerata in rapporto alla progressiva desertificazione di alcune aree e alle condizioni di delirio urbanistico o di totale abbandono di molte altre. Catania, anche se non vogliamo vederla, è questa!
  3. stampainvia il commento
    l'insediamento delle facoltà umanistiche in centro storico è stato un successo o un fallimento?
    inviato il 26 novembre 2009 12:21 da: L.G.
    Questa inchiesta di Rosa Maria Di Natale ripropone una domanda molto importante, che è stata posta più volte: l'insediamento delle facoltà umanistiche in centro storico è stato un successo o un fallimento? Cosa è mancato perché si realizzasse il tanto auspicato innesto tra la presenza studentesca e le aree popolari della città? Non si può risolvere il problema con la sporadica partecipazione dei (magnifici) Brigantini alle feste della facoltà di Lettere e con la retorica dell'arrusti e mancia. Per quanto animate da buone intenzioni, simili iniziative sono soltanto decorative e c'è molta reticenza nell'affrontare il problema. Vorrei ricordare che Step1 si era sforzato di dare un contributo con alcuni eccellenti articoli che citerò qui sotto. Se i tentativi di sollecitare un confronto cadono nel silenzio, che vuol dire? Che il tema non interessa? Che dobbiamo rassegnarci alle sparate estemporanee del Soprintendente Campo e alle carnevalate dell'azione repressiva contro i giovani dell'Experia? A questo ci siamo ridotti?

    Mi pare che si continui a girare intorno al problema, abdicando al dovere di riprendere una discussione capace di coinvolgere gli "utenti" e i tecnici. E tutto ciò mentre si profila il graduale trasferimento dell'Ospedale Vittorio Emanuele, che non è più una prospettiva così lontana. Assistiamo perciò a una situazione paradossale: da un lato alcuni intellettuali sono pronti a "indignarsi" contro le supposte diffamazioni di Report, dall'altro c'è un silenzio di tomba dinanzi a problemi della più lampante evidenza. La sola e lodevole eccezione, a mia memoria, è stato il workshop “San Cristoforo: un quartiere aperto per la città” tenutosi nel giugno 2008 e il documentario “Ripensare San Cristoforo”, curato dagli allievi del master in Storia a Analisi del territorio in collaborazione con il laboratorio La.Mu.Sa della Facoltà di Lettere. Non si potrebbe ripartire anche da lì?

    Intanto, rimanendo al limitato contributo di Step1, chi vuole potrà rileggere questi articoli:

    - Guardando al di là del muro
    di Salvo Catalano | 20/01/2009
    La prossima riapertura dei chiostri può essere un’occasione per riflettere sul rapporto tra il Monastero e il quartiere che lo circonda. Proviamo a farlo con l’ingegnere Alfio Monastra, ripercorrendo trent’anni di progetti – finora irrealizzati – per riqualificare l’Antico Corso
    http://www.step1.it/index.php?sez=articolo&id=5070-guardando-al-di-la-del-muro

    - Riqualificazione urbanistica, Catania al bivio
    di Salvo Catalano | 03/02/2009
    Step1 continua il confronto di idee sulla città tra scelte del passato e situazione presente. Nel frattempo anche al Comune, passata la tempesta, si comincia a pensare al futuro. Ne abbiamo parlato con Giuseppe Dato, preside della Facoltà di Architettura
    http://www.step1.it/index.php?sez=articolo&id=5113-riqualificazione-urbanistica-catania-al-bivio

    - L’altra faccia di San Cristoforo
    di Perla Maria Gubernale | 28/06/2008 |
    Dietro la facciata di una zona spesso associata solo a degrado e criminalità c’è una realtà più viva e complessa, ricca di saperi e potenzialità sulle quali scommettere. Vi riproponiamo anche un reportage del 2006: per scoprire un "altrove" proprio al centro di Catania
    http://www.step1.it/index.php?sez=articolo&id=4462-l-altra-faccia-di-san-cristoforo
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    Segnalo un lettera dell'architetto Viscuso: "Su Antico Corso ci sono progetti a cui attingere ... istituzioni che ignorano la storia della città"
    inviato il 27 novembre 2009 10:07 da: Red Horse
    Nella rubrica "Lo dico a La Sicilia" del 26/11 è comparsa una lettera dell'architetto Salvatore Viscussp che vale la pena di riportare. Ecco il testo.
    --
    Desidero intervenire sulla vicenda del degrado del Bastione degli Infetti che il giornale ha posto in luce nell’edizione di domenica 22 Novembre 2009. Sento il dovere morale e culturale, di ricordare a tutti i protagonisti istituzionali o del volontariato che per il recupero del Quartiere Antico Corso, dall’ex Gil, all’Ospedale S. Bambino, alla collina della Purità, fino al Bastione degli Infetti e a via Botte Dell’Acqua non siamo all’anno zero.
    Gli addetti ai lavori, urbanisti e architetti, e l’Amministrazione Comunale sono a conoscenza che già nel lontano dicembre 1985 l’assessorato all’Urbanistica costituì un gruppo di lavoro che redatto un piano di recupero urbano, molto articolato che prevedeva il riuso dei contenitori
    storici edilizi, ex Gil compresa, da destinare a molteplici funzioni pubbliche.
    Nel giugno del 1990 ho avuto modo di prendere visione del progetto nella Mostra nel Refettorio
    del Monastero dei Benedettini. In quella occasione fu distribuito il catalogo della Mostra organizzata dal Comune di Catania, Assessorato alla Cultura.
    Il catalogo ha lo stesso titolo della Mostra: Catania e il suo centro storico. Il Piano Programma
    per il Quartiere Antico Corso. Sono andato a rileggerlo in questi giorni in cui sono state riportate alla luce tematiche urbane vecchie e dimenticate. Nel preambolo del catalogo della mostra ho riletto quanto scritto dall’ex assessore all’Urbanistica, prof. Giuseppe Giarrizzo.
    Invito allora tutti gli interessati a riflettere sulle parole espresse dal prof. Giarrizzo nella presentazione del suddetto opuscolo: «Il piano programma è il frutto positivo di quell’impegno e della breve stagione in cui maturò renderlo pubblico è un dovere, morale e culturale insieme, non solo memoria ma prova che - sol che lo voglia - la politica non ha alibi se ripropone con fastidiosa petulanza il lamento degli strumenti e delle competenze che non ci sono. Buon viatico comunque è per chi è chiamato non tanto a giudicare quanto a scegliere, o meglio a giudicare
    per decidere».
    Oltre a queste riflessioni di Giarrizzo c’è da aggiungere che nell’area si è svolto anche il Concorso europeo per nuove architetture Europan 5 con la partecipazione di gruppi di architetti che hanno formulato idee e progetti per il riuso del Bastione degli Infetti. Come si vede ci sono molti progetti a cui attingere senza bisogno di contrapposizioni tra gruppi ed istituzioni che probabilmente ignorano la storia urbana della città ed intendono contrapporre interessi di parte.
    SALVATORE VISCUSO - architetto
    Fonte: LA SICILIA - Corinaca di CATANIA - GIOVEDÌ 26 NOVEMBRE 2009.
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    Pensare in grande.
    inviato il 27 novembre 2009 12:08 da: Tommaso M. Patti
    Concordo con Valerio: “Catania ha un gran bisogno di conoscere se stessa guardandosi a uno specchio…ecc.” e con Giuseppe Alessi quando afferma che dovremmo considerare centro storico di Catania una più ampia porzione della città antica. La questione posta poi da L.G., se cioè la coesistenza fra le facoltà umanistiche e il tessuto urbano e sociale del centro storico sia stato un successo o meno, credo ponga problematiche di ardua soluzione. Come sempre però uno spiraglio di soluzione delle varie problematiche si può trovare solo attraverso significativi passi avanti dal punto di vista della cultura generale di una comunità. Le possibili soluzioni dovrebbero infatti tener conto delle esigenze della società civile, della cittadinanza, della cultura… Al tempo stesso, però, nessuna soluzione potrà prescindere da un coinvolgimento intelligente e controllato di forti interessi economici privati. Ecco allora che sasebbe fondamentale il ruolo di indirizzo, mediazione e controllo da svolgersi da parte delle amministrazioni locali. Al momento nessuna delle tre componenti da me citate sembra all’altezza del compito. Ma il mondo non si ferma ad aspettare e allora ben venga un movimento di opinione pubblica intelligente e ben indirizzato (ma da chi?) che provi a condizionare le scelte delle amministrazioni locali e a favorire gli interessi privati più compatibili con le reali esigenze della città. Penso non solo al Bastione degli infetti e in genere al quartiere Antico Corso, ma anche, ad esempio, al megaprpgetto per Viale dei Martiri della Libertà. Catania può e deve pensare in grande per il proprio futuro se non vuole tradire la priopria storia.
    TMP
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    Rispondendo al "pensare in grande" di Tommaso
    inviato il 27 novembre 2009 14:03 da: Red Horse
    Che si debba considerare anche Corso dei Martiri non ho dubbi. Distinguiamo però tra ciò che è rimasta come una ferita nel corpo della città - frutto di una delle più grandi speculazioni edilizie italiane del secondo dopoguerra - e ciò che è tessuto ancora vivo, nonostante tutto. Parlando di Antico Corso e di San Cristoforo si entra dentro l'anima popolare di Catania. Sono dei "pieni" e non dei vuoti come il Corso dei Martiri. Non per caso l'iniziativa privata - quella delle grandi operazioni di "project financing" - è meno interessata a queste aree, che richiederebbero piuttosto piani coordinati di micro-interventi, buona amministrazione, partecipazione dei cittadini e risveglio del senso di appartenenza al quartiere. Qui c'è il rischio che il disinteresse dei grandi interessi e la pervasività di una speculazione minuta protraggano la "lenta agonia" di cui parla la bella inchiesta di Rosa Maria Di Natale. Ed è qui che si vede quale sia l'idea di città, una città che non può essere solo composta dall'anonimato e dall'omologazione dei "non luoghi" dei grandi centri commerciali. "Pensare in grande" è spesso non pensare affatto.
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    Rimango perplesso
    inviato il 27 novembre 2009 15:58 da: Tommaso M. Patti
    Per amor di sintesi potrei non essermi espresso con sufficiente chiarezza ed aver dato per scontate cose che io considero ovvie. Solo ragionando in grande si possono realizzare parchi archeologici, o case dello studente o politiche tese a calmierare i prezzi degli affitti per gli studenti. Solo ragionando in grande si può far uscire dal degrado zone che oggi vi guazzano. Solo ragionando in grande si possono realizzare anche nel quartiere Antico Corso piani antisismici (che sarebbero utili comunque in tutta la città) e si potrebbero impostare politiche atte a scongiurare la fuga dei vecchi abitanti. In tutto ciò sono inevitabilmente coinvolti interessi privati che vanno affrontati e non demonizzati. Ovvia, ma bene ha fatto L.G. ad evidenziarla, la differenza fra zone come l'Antico Corso e Viale dei Martiri. Quello che io credo possano avere in comune è l'approccio adatto ad affrontare i problemi: Ragionare in grande è spesso ragionare in modo intelligente e realistico. Concordo spesso con le considerazioni di L.G. che considero quasi sempre estremamente ragionevoli. Che però per risolvere certi grossi problemi della città sia meglio ragionare in piccolo, beh! vorrei proprio vedere. Catania ha bisogno di affrontare enormi problemi (a partire da quello sismico) puntando comunque a rientrare dai suoi debiti spaventosi. E non occorre ragionare in grande per riuscirci? Rimango perplesso. Forse non ho capito.
    TMP
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    Re: Rimango perplesso
    inviato il 28 novembre 2009 15:22 da: Red Horse
    Caro Tommaso, stavi rispondendo a Red Horse (per favore non confonderti). Non avvitiamoci su cos'è piccolo e cos'è grande: la colpa è mia. Abitando a Catania però questa distinzione s'impone. "Grandi", dalle nostre parti, sono alcuni progetti dei quali episodicamente si parla: Corso dei Martiri, Plaia, Lungomare della Scogliera: sogni (per lo più) di gigantesche speculazioni, alle quali una parte delle classi dirigenti locali affida un mitico rilancio economico della città. L'idea che sviluppo equivalga a edilizia è rimasta nei cromosomi. Solo questo è grande a Catania. "Piccolo" invece è tutto quello di cui non vale la pena di occuparsi: servizi, parcheggi, trasporti, altre bazzecole troppo modeste per accendere la fantasia dei nostri amministratori. Né si tratta di una contrapposizione tra pubblico e privato. Il mercato esercita le sue virtù se è forte come mercato. Ed il "pubblico" può esercitare funzioni regolatrici solo se è sufficientemente indipendente dal privato. Ma evitiamo di parlare per schemi.
    Qui c'è il problema di fare un bilancio sul rapporto tra l'università e la città, riproponendo una riflessione sul ruolo che le strutture universitarie possono avere nella definizione dello spazio urbano e nella realizzazione di politiche di valorizzazione dell’esistente. Poco più di trenta anni fa, nel 1977, dopo un'accesa discussione, si arrivò alla decisione di cedere l’ex-monastero dei Benedettini all’Università con l’obiettivo di costituire il polo umanistico dell’ateneo nel cuore del centro storico. Il professor Carmelo Nigrelli ha scritto: "Si tratta di una scelta strategica di cui a lungo non si è compreso a pieno l’effetto sulla città". Se sei interessato ti rinvio all'articolo di questo valente studioso di urbanistica, pubblicato nell'ottobre 2003 sul nostro "Bollettino d'Ateneo":
    http://access.unict.it/bollettino/2003%2F3%5F2003%2F20%2Epdf

    Riferendosi alla destinazione universitaria dell'ex Monasteto, Nigrelli proseguiva osservando che ciò è avvenuto senza nessun ragionamento sulle politiche urbane che avrebbero dovuto accompagnare questa scelta. "Una tale carenza di prospettiva da parte del comune - scrive Nigrelli - risulta ancora più grave perché, contemporaneamente, l’università si è proposta come perno centrale nel rilancio di un centro storico che oggi non appartiene più alla sola città di Catania, ma all’intera area metropolitana, offrendo proprio quella funzione pregiata che ai quartieri antichi era stata progressivamente sottratta". L'autore analizza criticamente una “Nota sugli insediamenti edilizi nell’ambito urbano” (gennaio 2003). Il tema che l'università di Catania poneva allora - cioè prima dell'ulteriore addensamento delle facoltà umanistiche - era la questione delle infrastrutture legate agli insediamenti universitari: parcheggi innanzitutto. Nigrelli tuttavia notava che le richieste dell'ateneo si sono sempre mantenute su un piano troppo generico ed auspicava una interconnessione con gli enti locali: "non tanto e non solo nell’ambito degli strumenti di pianificazione e programmazione di lungo periodo, ma anche con interventi immediati soprattutto relativi alla mobilità, allo stazionamento e alla residenzialità studentesca, utilizzando anche gli strumenti concertativi e di programmazione negoziata possibili, per rendere coerente i quali potrebbe rivelarsi utile un Piano quadro da stilare ed approvare da parte dell’università, del comune e della provincia regionale".
    Non voglio appesantire il discorso con altre citazioni da quel lungo articolo. Per altro lì si faceva l'ipotesi, che condivido, di prevedere una demolizione del corpo moderno annesso a Villa Cerami, come gesto di "risarcimento" alla città; mentre si dava un giudizio positivo, che non condivido, sull'insediamento alla Purità. Sta di fatto che negli ultimi anni, nonostante un ulteriore addensamento in centro storico delle facoltà umanistiche, di questi temi si parla poco. (Col rischio dei disturbi schizoidi di chi dialoga con se stesso.)
  9. stampainvia il commento
    vi seguo da lontano tra memorie ed utopia
    inviato il 29 novembre 2009 19:40 da: Vincenzo B.
    vedo che c'è un grande interesse tra i lettori di step1 per questi articoli che riguardano problemi urbanistici, il giornale fa un lavoro altamente meritorio proponendo questi temi con le proprie inchieste e suscitando il dibattito; io seguo da lontano e confronto quanto intravedo della realtà di oggi a quello che ricordo della città in cui ho trascorso la giovinezza percorrendola da un capo all'altro, muovendomici dentro in modo alquanto frenetico come...sapete nel gioco degli scacchi il cavallo, che zompa sulla scacchiera e la percorre secondo linee sbilenche...ma era una città che aveva rinnegato se stessa, in cui la frattura tra le classi sociali, tra chi parlava in italiano e mandava i figli al liceo, e gli altri, era drammatica, tra chi restava nei quartieri antichi sempre più degradati e chi si trasferiva nei palazzi nuovi...ma noi andavamo dappertutto e a quella frattura, in un modo alquanto sbilenco, come cavallini sulla scacchiera, ci opponevamo...poi ci sono stati gli anni del sindaco Bianco, il centro ritrovato, e c'è stata l'università ai Benedettini, il teatro greco aperto ai turisti, la piazza del Massimo piena di giovani, insomma ne sono successe di cose per sorprendere chi tornava ogni tanto per pochi giorni. E allora voi continuate: l'insediamento delle facoltà umanistiche nel centro non deve essere un fallimento, iniziative come quelle del centro experia vanno premiate piuttosto che vietate, la politica può-deve essere elaborazione e attuazione di progetti per rendere la città più umana, l'architettura e l'urbanistica devono mettere la fantasia e la scienza al servizio di questo scopo...



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