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No impronta, no party
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di Ramona Tafuri e Francesco Currò | 11/03/2010 | 6 commenti |

Per l'accesso alle mense universitarie di Catania serviranno presto le impronte digitali. La protesta parte dalla Cittadella e gira su facebook: «Violata la privacy». Ma l’Ersu si difende: «Provvedimento necessario. E non siamo i primi ad adottarlo»

No impronta, no party




i commenti dei lettori
  1. stampainvia il commento
    tutti pregiudicati
    inviato il 11 marzo 2010 07:50 da: A.L.
    «Ci stiamo solo uniformando alla tendenza nazionale», che vuol dire? Se sul piano "nazionale" (ma dove!!!???) sbagliano, dobbiamo sbagliare anche noi? Non si può trasformare l'Ersu in un super-commissariato di polizia e gli studenti in pregiudicati!
  2. stampainvia il commento
    intervenga il Garante
    inviato il 11 marzo 2010 08:22 da: Valentina
    Rivolgiamoci al prof. Giardina, Garante d'Ateneo.
  3. stampainvia il commento
    NON HO CAPITO NIENTE!
    inviato il 11 marzo 2010 08:51 da: Giorgione
    Non frequentando la mensa, scusate non ci ho capito niente. Il Direttore dell'ente, Nunzio Rapisarda, spieghi perché, se non sono in grado di far funzionare controlli basati su una tessera con fotografia, dovrebbero riuscirci con le impronte digitali. Non sarebbe la prima volta che si impongono controlli ossessivi, e in questo caso lesivi della dignità degli studenti e dell'immagine dell'Università, senza ottenere niente.

    PS E poi perché non si fa come nelle mense aziendali, dove gli aventi diritto ottengono un certo numero di ticket che poi utilizzano come vogliono (compresa la possibilità di fare la spesa al supermercato)? Mi spiegate come funziona, o meglio non funziona, il sistema dell'Ersu? Quanto costa? E perché si parla di impronte digitali, invece di preoccuparsi di far funzionare le mense attualmente chiuse?
  4. stampainvia il commento
    Vergogna
    inviato il 11 marzo 2010 09:38 da: Antonino Gatto
    In un Paese dove regna il caos dobbiamo aspettarci questo e altro. E' una vergogna!
    Antonino Gatto
  5. stampainvia il commento
    Chi ci guadagna?
    inviato il 11 marzo 2010 15:15 da: Pippos
    Chiediamoci tutti a chi verrebbe appaltato il sistema informatico di riconoscimento delle impronte digitali, quanto l'Ersu pagherebbe, e chi ci guadagnerebbe da questo affare. E' chiaro come la luce del sole che non c'è bisogno delle impronte digitali x controllare il reale possessore del tesserino mensa.
  6. stampainvia il commento
    Alla Sorbona basta il tesserino
    inviato il 12 marzo 2010 14:22 da: pippos
    Alla Sorbona di Parigi ad ogni ingresso dell'università c'è un vigilantes che controlla il tesserino studente di ciascuna persona in entrata. E' un controllo che funziona, a costo zero (i vigilnates sono lì per fare vigilanza, così come a Catania), che dovrebbe essere applicato pure a Ct.Invece parlano di controllo informatizzato delle impronte. Ci rendiamo conto adesso qual'è il reale motivo di un acquisto di nuove macchine x controllare l'identità dello studente?



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