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Fini il futurista contro l’ ‘Italietta immobile e provinciale’
di Daniele Palumbo | 26/05/2009 | 6 commenti |

A cento anni dall’uscita del “Manifesto Futurista”, nell’Aula Magna dell’ex Monastero dei Benedettini di Catania si celebra Filippo Marinetti, il Genio che seppe fare del progresso un movimento mondiale. A salire in cattedra per una lectio magistralis sul tema (con qualche riferimento all’attualità) un ‘professore’ fuori dal comune





i commenti dei lettori
  1. stampainvia il commento
    C'è futurismo e futurismo. Nino Strano: "Non mi pento del mio gesto, sono un futurista!" (Report, 15.03.09)
    inviato il 26 maggio 2009 14:22 da: Gi.Ale



  2. stampainvia il commento
    'Italietta': lapsus nazionalista o citazione?
    inviato il 26 maggio 2009 15:34 da: Francesco

    Il maestro di giornalismo Montanelli nella sua stanza del 10 marzo 1996 spiegò ad un confuso lettore l’origine del termine italietta. "Era l’Italia di coloro e dei figli di coloro che, avendola fatta a prezzo di uno sconquasso politico ed economico oggi difficilmente immaginabile, si trovarono poi a doverne pagare i costi né conoscevano per questo altra terapia che la lesina." Ho citato testualmente.
    Italietta, così i nazionalisti descrivevano l’economia italiana vissuta sino a Giolitti.
    Vedi:
    http://fprincipe.wordpress.com/chi-siamo/

  3. stampainvia il commento
    Italietta
    inviato il 26 maggio 2009 15:37 da: Francesco

    Ho dimenticato il link:

    http://archiviostorico.corriere.it/1996/marzo/10/Italia_Italietta_Italiona_co_0_96031010432.shtml

  4. stampainvia il commento
    Italietta / bis
    inviato il 26 maggio 2009 15:45 da: Gi.Ale

    Mi pare interessante il tentativo di portare Marinetti "in una prospettiva odierna". Si sa che il termine "Italietta" fu una fortunata invenzione propagandistica per screditare Giolitti. Era un appello a superare la "gran noia" di un periodo di discreto sviluppo economico - sto semplificando molto ovviamente - e a cercare "emozioni forti" nel nazionalismo...
    Che voleva dire Fini? In che senso sarebbe attuale?
  5. stampainvia il commento
    futurismo all'università: senza politica è meglio
    inviato il 26 maggio 2009 15:55 da: Enrico

    All'università, su questo tema, sarebbe stato meglio ascoltare Renato Barilli.
  6. stampainvia il commento
    ... futurismo in 2 righe
    inviato il 26 maggio 2009 16:43 da: alessia pellegrino

    Non sono andata alla conferenza di Fini, non credo che avrebbe aggiunto molto alle cose che ho imparato sull'argomento. Secondo me l'attualità del futurismo non è politica. Fu il primo movimento artistico che invece di snobbare il grosso pubblico fece uso di tutte le tecniche di propaganda pubblicitaria. Ecco dove sta l'attualità. La cultura si fa come una campagna pubblicitaria: giornali, fondazione di case editrici e riviste, distribuzioni omaggio, annunci, volantini, eventi spettacolari, gusto di scandalizzare, discorsi incendiari, battibecchi, tafferugli, processi cercati ad arte. Insomma, un uso spregiudicato di tutte le tecniche di comunicazione di massa disponibili all'epoca. Quanto alla politica, poteva essere fascista qua, comunista la. Marinetti si rallegrò di apprendere che tutti i futuristi russi erano bolscevichi e che per un periodo il futurismo era diventato l'arte ufficiale sovietica. Gramsci in un articolo riferiva che Lunaciarskij, ministro della cultura sovietico, aveva dichiarato ufficialmente che in Italia l'unico intellettuale rivoluzionario era Filippo Tommaso Marinetti e sostenne che il futurismo è stato veramente rivoluzionario sul terreno culturale, visto che, nel distruggere, i futuristi "hanno avuto fiducia in se stessi, nella foga delle energie giovani", mentre in fondo i socialisti erano timorosi di distruggere troppo. Ma Il futurismo italiano, che fu subito emarginato dal cauto Mussolini anche se Mussolini fece tesoro del futurismo per costruire la propria immagine, ha sempre espresso una forte nostalgia per il fascismo "rivoluzionario", "diciannovista", contro il fascismo regime. E poi non sono d'accordo sul non-maschilismo. Fu un maschilismo in chiave anti-romantica, più brusco. L'elogio della lussuria di Valentine de Saint-Pont era ben accetto soprattutto ai maschi e Marinetti continuò a disprezzare le donne come incarnazioni del '"sesso debole", depositarie del pacifismo e del moralismo ed era convinto dell'irrimediabile mediocrità femminile. Mi pare impossibile provare a riabilitarlo da questo punto di vista.

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