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Quando l’aggregazione è popolare
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di Luisa Santangelo | 02/03/2009 | 3 commenti |

I centri sociali catanesi sono scesi in piazza, sabato pomeriggio, portando le loro attività sotto gli occhi dei cittadini che, incuriositi, si fermavano, osservavano e domandavano spiegazioni. Nell’intento degli organizzatori, un modo per rispondere coi fatti alle accuse contro chi svolge un ruolo essenziale in una città che versa, ormai da anni, in condizioni di degrado sociale e culturale





i commenti dei lettori
  1. stampainvia il commento
    Di chi é "el suelo que pisamos"?
    inviato il 02 marzo 2009 10:53 da: sara
    Bella e vera l´impressione del cittadino. Io ho pensato lo stesso quel pomeriggio!! Era bello vedere una piazza VIVA!!
  2. stampainvia il commento
    Éste es mi sitio, ésta es mi gente
    inviato il 02 marzo 2009 12:02 da: Claudia Campese
    Mi complimento con Luisa per l'ottima scelta dell'audio. "El vals del obrero" degli Ska-p, oltre ad essere in assoluto una delle mie canzoni preferite, credo renda bene l'idea di quello che è successo ieri in piazza, a Catania. Perchè, sissignori, quella era Catania: come vorrei vederla ogni giorno.
    Una rivoluzione colorata, allegra, aperta a tutti. Ma consapevole, eccome.
  3. stampainvia il commento
    E quel bel modo di pagare di persona
    inviato il 02 marzo 2009 16:33 da: miss tulip
    Spesso è utile collegare luoghi, parole, fatti e persone. Anche solo per non perderli di vista, dopo. Sabato pomeriggio in piazza Università, guardando da vicino le persone che partecipavano all’iniziativa “No agli sgomberi dei luoghi di aggregazione sociale e politica a Catania”, mi sono ricordata di una lettura lontana. Non troppo lontana.

    1. Introduzione
    Alla vigilia della Liberazione Giuseppe Pagano, architetto e partigiano, dà voce alle inquietudini e alle speranze di quanti, giovani e meno giovani, hanno preso coscienza del degrado culturale e morale a cui aveva condotto il fascismo e lancia un appello “civile” in nome di un rinnovato impegno per un’architettura nuova, che in fondo non è altro che un’aspirazione umana e politica, un’organica visione di vita. Scrive nel ’43 un’articolo-manifesto su «Casabella» in cui annuncia la fine dell’era dei compromessi e della rinuncia ad ogni rispetto dell’uomo; la fine dell’architettura immorale, chiusa nelle torri d’avorio dell’accademia e della retorica; e proclama l’inizio di una nuova epoca, della storia degli uomini e dell’architettura, ispirata ai valori della libertà e della solidarietà, alla ricerca della verità e alla coerenza, al rigore etico e alla responsabilità civile.

    2. Dedica
    Ve ne regalo un pezzetto, cari lettori di Step1 e cari occupanti del CPO Experia.

    3. Lettura consigliata
    “Lo spettacolo di insufficienza morale, civile e politica offerto dai padroni di ieri e dallo stuolo dei loro servitori, è stato così nauseante da sentirne ancora il disgusto...Il nostro dissidio apparente verteva specialmente nel campo dell’architettura...ma la nostra offensiva contro l’accademismo, contro la retorica convenzionale, contro la servile immoralità dell’architettura di lusso, andò gradualmente ingrossando e straripando in sfere sempre più vaste: nel campo morale, da prima, e nel campo politico in fine...Decisi a difendere un lembo di cultura europea contro tutte le meschinità di una settaria demagogia patriottarda; ...costretti ad usare tutte le armi della polemica per difendere la dignità di una professione che minacciava di degradare nella più servile rinuncia ad ogni rispetto per l’uomo; ...minacciati di ostracismi politici... abbiamo dovuto conoscere la sopportazione di compromessi odiosissimi ...pur di salvare qualche brandello delle nostre speranze e salvare, in qualche modo, la nostra libertà di artisti e riuscire a tradurre in realtà almeno qualche frammento dei nostri sogni. Queste miserie sono per ora allontanate...Oggi nuovi compiti ci attendono. Compiti più veri, più umani, più profondi: non banchetti di retorica ma serietà di collaborazione professionale; non giochi di prestigio per adulare le folle ma onesta colleganza di cittadini liberi; non sorde lotte diplomatiche per conquistare monopoli accademici ma libera discussione tra gente del mestiere; non presunzioni settarie ma, se è ancora possibile, ricerca della verità...Alla chiarificazione politica delle nostre coscienze di uomini e di artisti io invito colleghi ed amici, per essere pronti a...quell’azione pratica e personale che richiederà un impegno morale elevatissimo, ...una coerenza rigorosa ...impegnando tutta la nostra vita e tutta la nostra arte a quel bel modo di ‘pagar di persona’ che i nostri uomini del Risorgimento ci hanno opportunamente insegnato”, in G. Pagano, La nostra posizione, in “Casabella”, n. 188, agosto 1943, ora in G. Pagano, Architettura e città durante il fascismo, a cura di C. De Seta, Roma-Bari 1976, p. 30 e segg.



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