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Elezioni del Rettore: cambiano le regole del gioco
di Salvo Catalano e Mario Grasso | 27/01/2009 | 3 commenti |

Prolungamento dei mandati e possibilità di anticipare le elezioni: il Senato Accademico ha approvato alcune modifiche al Regolamento Generale d’Ateneo in vista delle prossima tornata di votazioni per la massima carica dell’Ateneo





i commenti dei lettori
  1. stampainvia il commento
    Moltiplicato x 0,5 x 1 x 2?
    inviato il 27 gennaio 2009 17:03 da: Giampaolo Schillaci

    Cercherò di dimostrare che la valutazione passa dal moltiplicatore.

    La prima riflessione è che 3 anni non bastano mai non solo per complessità delle cose, ma perché il sistema non si dota di alcun antidoto. Ovvero, la macchina è sempre semi inceppata e ha bisogno di continue spinte; chi si candida, poi, (ovviamente non vi è alcun riferimento a casi concreti che ci riguardano da vicino) non sempre ha fatto sufficiente esperienza perciò impiega fin troppo tempo a raccapezzarsi.

    Queste disfunzioni, perché tali sono e restano, sono tipiche e anzi assai peggiori nel sistema politico, dove chiunque si può candidare, convinto di aver le carte in regola per salvare l'umanità (e già va bene quando gli intenti sono questi e non altri) salvo poi che sarà l'umanità a doversi salvare dalla immancabile improvvisazione.

    La distanza fra gli organi di governo e l'amministrazione (la burocrazia), due corpi che non si integrano per formazione, obiettivi strategici e tante volte nemmeno per quelli tattici, due corpi che dell'improvvisazione fanno tesoro nei fatti perché il disordine consente sempre e comunque privilegi, fa il resto.

    La seconda riflessione è che se 3 anni diventano 4 proprio per colmare tutto ciò, ci si deve poi obbligatoriamente chiedere se cambia il significato del turno elettorale successivo. Tutti sappiamo infatti che la riconferma è "dovuta" proprio con l'affermazione che è "impossibile" completare un programma nel primo triennio. Allora, da ora si chiuderà con buona parte delle ricandidature e delle conseguenti rielezioni?

    Personalmente, la vedo in maniera diversa. Per prima cosa, occorrerebbe rendere meno traumatico l'avvicendamento delle massime cariche nelle grandi organizzazioni, e dunque anche negli Atenei. Per raggiungere questo obiettivo si possono applicare più vie e più metodi, non starò certo qui a fare lezioni a nessuno; l'importante, semmai, è dirci se siamo d'accordo, il resto verrà.

    Secondo: il primo triennio può (poteva) servire al corpo elettorale proprio per valutare il metodo, l'impegno, la capacità di ascolto e di azione. Nel secondo triennio, giunta la fiducia e la positiva conferma, si completano le azioni intraprese. Perciò il 3 + 3 aveva (ha) tutti i presupposti per garantire il buon funzionamento delle cose.

    Secondo bis (visto che la proposta è passata e il "primo secondo" nel frattempo è diventato un piatto freddo): premesso che 6 anni non sono pochi, ma che 8 sono una vita, e premesso 6 anni andavano bene prima (era solo il primo "3" che non andava, o così si diceva), non sarebbe il caso di mantenere a 6 la durata massima della carica elettiva consentendo una rielezione "di rifinitura" per una durata di due anni? (50% dell'attuale mandato riformato).

    Cosa cerchiamo, qual è il nostro obiettivo: creare altre caste? (Al di la delle intenzioni, tutti i provvedimenti che cristallizzano cariche e dunque connessi privilegi adempiono a questa funzione o così sono visti all'esterno). Non credo, e non sarebbe proprio il momento.

    Se l'ipotesi del 4 + 2 non piace i casi sono due: o le premesse del provvedimento non sono quelle note, o, più modestamente, vi sono cose a me completamente ignote e che sarò, come sempre, desideroso di apprendere.

    Nell'attesa, infine, possiamo dire che 4 in sé non è certo male, e neanche sicuramente bene: decide tutto il moltiplicatore.




  2. stampainvia il commento
    la democrazia non si esaurisce nelle elezioni
    inviato il 27 gennaio 2009 21:01 da: L.G.

    Essendo deboluccio in matematica questo lato specifico dell'intervento di Giampaolo Schillaci mi ha piuttosto confuso. Condivido però l'esigenza di affrontare questi problemi in maniera meno superficiale, riflettendo sulla 'governance' e chiedendosi quale debba essere il ruolo del rettore, dei presidi, dei direttori di dipartimento (non mi è chiaro se il prolungamento a quattro anni riguardi anche questi ultimi). La tendenza generale - vedi CRUI - sembra andare nella direzione di un rafforzamento non solo temporale ma anche di attribuzioni, della figura di un rettore-manager. Senza molti contrappesi. Se si reputa necessario un rettore più "forte" e di lunga durata, pare tuttavia indispensabile rafforzare le sedi di confronto. La democrazia - ovunque, ma più che mai all'interno dell'università - non si esaurisce soltanto nelle elezioni, bensì nella capacità di tollerare e promuovere libere controversie sulle scelte compiute dall'amministrazione. E' un problema che non può essere sottovalutato, pena il degrado dell'azione amministrativa. Un sistema di governance basato sull'ossessione elettorale, peggio se in forme plebiscitarie, e sul grado zero di adeguate sedi di dibattito, rischia d'essere non solo tendenzialmente autoritario, ma anche poco efficiente. Mentre l'università, anche per ragioni educative, dovrebbe avere caro a tutti i livelli, compreso quello studentesco, il valore dell'autonomia e del pluralismo dell'informazione e della discussione pubblica.
  3. stampainvia il commento
    Prolungamento per i direttori
    inviato il 28 gennaio 2009 00:45 da: Salvo Catalano

    il prolungamento del mandato a quattro anni riguarda anche i direttori di dipartimento.

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